Ogni onda porta con sé il mare intero

ciò che provi in superficie nasce da una profondità che non vedi — e ogni respiro ti accompagna a riscoprirla

di Claudia Panìco

Un’onda che si infrange sulla riva non nasce lì: arriva da lontano, e porta con sé — condensato in un singolo movimento — tutto il mare che l’ha generata. Le nostre reazioni emotive funzionano allo stesso modo. Ti è mai capitato che una parola qualunque, un tono di voce, un piccolo contrattempo, facesse scattare in te una reazione che tu stesso, a mente fredda, hai fatto fatica a spiegarti? Non era la situazione a giustificare quell’intensità — lo sapevi anche mentre la vivevi — eppure qualcosa, in quel momento, aveva un peso molto più grande dell’episodio che l’aveva innescato.

Due autori hanno passato buona parte della propria vita a studiare esattamente questo scarto tra causa apparente e intensità della reazione: lo psichiatra Stanislav Grof, pioniere della ricerca sugli stati di coscienza non ordinari, e Richard Tarnas, storico della cultura e studioso di astrologia archetipica. Le loro prospettive, diverse per metodo, arrivano a una conclusione simile — e da questa conclusione si può partire, indipendentemente dal fatto che si scelga poi di approfondirla in un percorso guidato.

la profondità del mare e la sua superficie, con sopra il cielo in un'unica immagine: come noi siamo un tutt'uno

Quello che il corpo ricorda: la visione di STANISLAV GROF

Grof ha osservato che le esperienze si organizzano in grappoli: episodi vissuti in momenti anche lontanissimi tra loro, ma che condividono la stessa qualità emotiva — lo stesso “sapore” — come acini diversi della stessa varietà d’uva. Quando in una situazione presente assaggi quel sapore, non stai reagendo solo all’episodio in corso: stai attivando l’intero grappolo.

Non tutti i grappoli, però, affondano le radici solo nella biografia. Grof osservò che, scendendo in profondità, molti COEX non si fermano ai ricordi personali: attraversano il materiale perinatale — le dinamiche della nascita stessa — e in alcuni casi si spingono oltre, in quello che chiamò territorio transpersonale: pattern che non appartengono più alla singola storia individuale, ma a temi più ampi, quasi universali. È una radice che va oltre ciò che ci è accaduto, verso ciò che, in un certo senso, ci precede.

È un cambio di prospettiva utile, applicabile da chiunque, prima ancora di qualsiasi pratica: la prossima volta che ti sorprendi a reagire in modo sproporzionato, prova a sostituire la domanda “cosa c’è che non va in me?” con “a cos’altro, nella mia vita, appartiene questo stesso sapore?”Non è detto che la risposta arrivi subito. Ma la domanda da sola toglie già qualcosa al giudizio e lo restituisce alla curiosità.

Un’altra informazione utile, sempre a costo zero: il respiro, in quei momenti, tende a raccontare più della mente. Fermarsi un istante e notare se è trattenuto, corto, alto nel petto — non per correggerlo subito, ma per ascoltarlo come dato — è già un piccolo atto di auto-osservazione che il corpo, spesso, sa fare prima della testa. Detto questo: il lavoro strutturato sul respiro che porta a scendere davvero fino a quelle radici — come la Respirazione Olotropica — è un percorso intenso, pensato apposta per essere fatto dentro un contenitore guidato e sicuro, non da soli. La curiosità verso il proprio respiro è per tutti; l’apertura di quelle radici richiede una cornice professionale.

Quello che l’archetipo racconta: Richard Tarnas

 

È esattamente su questa soglia — dove il grappolo smette di essere solo personale — che si è mosso il lavoro di Richard Tarnas, storico della cultura che ha collaborato a lungo con Grof. Nella sua proposta, quei temi transpersonali che Grof individuava in profondità hanno spesso un nome preciso: sono campi archetipici — pattern di struttura e limite, di dissoluzione e apertura, di rottura e rinnovamento — che culture ed epoche diverse hanno sempre riconosciuto, spesso proprio attraverso il linguaggio dei pianeti.

Nella lettura di Tarnas le configurazioni astrologiche non sono un sistema simbolico a parte: pianeti e vissuto emotivo sono co-significatori dello stesso nucleo — condividono, cioè, lo stesso significato di fondo. Non un secondo grappolo accanto al primo: un altro modo di nominarne la radice.

macrocosmo e microcosmo Hildegarda Von Bingen
Il beneficio pratico di questa lente è, di nuovo, disponibile senza bisogno di un tema natale alla mano: la prossima volta che una fase della vita ti sembra insopportabilmente intensa, prova a chiederti non solo “cosa mi sta succedendo”, ma “di che tema più grande di me sta parlando questa fase?”Spostare la domanda dal fatto specifico al tema che lo attraversa spesso allenta la sensazione di essere gli unici a cui “capitano queste cose” — senza però togliere la responsabilità di come si risponde. Il tema si presenta; il modo in cui lo si abita resta una scelta.

dove i due sguardi si incontrano: il workshop

 

Preso da solo, il corpo sente senza nominare; preso da solo, il simbolo nomina senza sentire. Ma se la radice è davvero la stessa — se il sapore degli acini e il nome del pianeta indicano la stessa cosa — allora respiro e archetipo non sono due strumenti tra cui scegliere: sono due vie d’accesso alla medesima profondità, una che passa dal corpo, l’altra dal simbolo.

È esattamente l’incontro di questi due sguardi — la Respirazione Olotropica di Grof e la lettura archetipica ispirata a Tarnas — il cuore del prossimo workshop, dove questo lavoro non resta un esercizio mentale ma diventa esperienza guidata, in un contesto pensato per sostenerla con cura.

 

 

Ma anche se non deciderai di parteciparvi: la prossima volta che senti un’onda più grande di quello che l’ha increspata, prova a fare quella pausa in più — non per bloccare l’onda, ma per chiederti da dove viene.

spiaggia e mare al tramonto, incontro di corpo ed emozioni