Respirazione Olotropica

La Sicurezza

Dallo studio degli stati non ordinari di coscienza ho imparato una lezione importante: riconoscere che molte situazioni, considerate illogiche o patologiche dal filone principale della psichiatria, sono invece manifestazioni naturali del profondo dinamismo della psiche.
In molti casi, l’affiorare alla coscienza di simili elementi può essere considerato la ricerca da parte dell’organismo di liberarsi dai legami di diverse impressioni traumatiche e dalle limitazioni conseguenti: in altre parole, un tentativo di autoguarigione e anelito verso un funzionamento più armonioso. 

Stanislav Grof

L’esperienza profonda e sicura che puoi vivere in un seminario di Respirazione Olotropica si sviluppa grazie anche alla competenza e all’esperienza di chi ti accompagna.

Quando siamo in uno stato Olotropico siamo molto aperti e ricettivi ed è fondamentale che chi facilita  il viaggio interiore abbia la sensibilità e la competenza necessaria per offrirci una guida sicura.

Per divenire facilitatori di Respirazione Olotropica non è sufficiente una preparazione teorica.
Per divenire Certified Facilitator è obbligatorio partecipare ad un elevato numero di sessioni di respirazione nelle quali in prima persona si attraversa il viaggio interiore, e continuare anche dopo la certificazione il processo di formazione continua personale.
Aver attraversato quel territorio, affrontato le prove interiori e aver scoperto i tesori nascosti nelle caverne più profonde ci permette di accompagnare efficacemente e in sicurezza altre persone.

UN’ESPERIENZA PROFONDA E SICURA

Ma l’elemento ancora più importante che rende sicuro il viaggio di guarigione delle ferite più profonde è intrinseco al processo stesso.
Poichè nel viaggio interiore si rivivono anche esperienze dolorose o traumatiche, spesso viene sollevata la domanda:
“Questo processo non potrebbe rappresentare invece un nuovo trauma?”.
No, ci sono delle differenze fondamentali.

Quando il vissuto relativo ad un evento traumatico riemerge nel corso di una sessione esperienziale, non abbiamo a che fare con l’esatta ripetizione di ciò che abbiamo vissuto nel passato, ma con la prima esperienza totale dell’adeguata reazione emotiva e fisica all’esperienza.
Infatti, quando gli eventi traumatici avvengono, poichè sono più intensi delle capacità di integrazione dell’organismo, non vengono sperimentati, elaborati ed integrati in modo pienamente cosciente.

Inoltre colei o colui che affronta una memoria traumatica precedentemente repressa non è più il neonato indifeso e dipendente come nella situazione originaria, ma un individuo adulto, e in virtù dello stato olotropico in cui avviene la regressione, può essere presente e agire simultanemante in due differenti momenti dello spazio e del tempo.

Stan Grof in Psicologia del Futuro sottolinea:

La regressione all’età infantile permette di provare tutte le emozioni e le sensazioni fisiche dell’evento traumatico dalla prospettiva del bambino, ma simultaneamente è possibile analizzare e valutare la memoria nella situazione terapeutica dal punto di vista di un adulto maturo.


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